VERSO DOVE VOGLIAMO ANDARE?

A metà degli anni cinquanta molti bastioli cittadini di Bastia e località limitrofe emigrarono per avere un lavoro. Anche la mia famiglia fece questa scelta che mi obbligò a vivere all’estero i primi 12 anni della mia vita. Quanta sofferenza passata per adattarci a nuove culture e ad imparare nuove lingue.

Oggi, dopo tanto tempo, mai avrei creduto che quei tempi potessero ritornare. Eppure è quello che si sta verificando. Bastia si sta gradualmente spegnendo, regna l’incertezza e soprattutto quello che provoca più perplessità è la mancanza di politica sia di maggioranza che di opposizione.

Oggi, quando si parla di futuro e di prospettive, soprattutto per i giovani, si dice che se vogliono un lavoro devono inventarselo, in alternativa, devono studiare le lingue per andare a lavorare all’estero.

Sembra che in questa città non si ha né futuro né presente. Spesso mi chiedo come mai le nuove generazioni non si facciano sentire manifestando il proprio disappunto e indignazione. Se la cittadinanza non scende in piazza, tutto rimane immobile…. e retrocedere diventa inevitabile.

A mia memoria, la città non è stata mai così amorfa, con un disinteresse che non è solo nell’economia e nel lavoro, ma soprattutto nell’anima. Facile dire che l’amministrazione è colpevole, ma non sono stati i bastioli ad avere eletto questa classe dirigente? E l’opposizione dov’è?
Non mi sembra che brilli per sensibilità, per interesse, per amore, anzi.
Si amministra e basta. Il compitino è fatto. E avanti così.

Una volta, se si avevano idee migliori, si scendeva in piazza, si sensibilizzava, ci si impegnava anche porta a porta. Oggi non più.
Forse potrebbe servire una “rivolta” come quella degli indignados in Spagna? Non ne sono sicuro.
Oggi c’è un eccesso di acquiescenza. Non ci si indigna più. Si dice che tutto va bene, anche se non abbiamo nessuna idea di dove andremo.

Quello che desta amarezza è che manca il senso di appartenenza della città, non ci si identifica più. Quando chiediamo a qualche illuminato cittadino: quale consiglio darebbe ad un giovane, il commento è triste: «Vorrei che lavorassero e non se andassero, ma cosa fanno qui? Non c’è lavoro, questa, purtroppo, è l’amara realtà.

Faccio un invito caloroso a giovani o anche non più giovani imprenditori di successo del territorio che con le proprie competenze sono riusciti a fare grande la loro impresa.
Siate generosi, siate folli…, Bastia ha bisogno di voi per tornare grande.
Cercasi visionario per una poltrona che, siamo sicuri, non sarà usata solo per dare comodo rifugio al fondoschiena.

Francesco Brufani
Direttore Terrenostre

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Una risposta a VERSO DOVE VOGLIAMO ANDARE?

  1. Giuseppe Orlando 23 febbraio 2017 a 16:08

    Caro direttore, la realtà che Lei descrive è purtroppo comune alla maggior parte dei comuni e regioni italiane. Sono un chimico iscritto all’ordine, libero professionista, cittadino di Bastia (ma non bastiolo di origine) e per fortuna il lavoro non mi manca, ma la realtà che vedo girando l’Italia intera (da Bolzano a Marina di Ragusa ….) è davvero deprimente. Per i giovani il futuro è davvero incerto e anzi per i migliori vi è quasi la certezza di cercare altrove fortuna. Parlando di Bastia e dell’Umbria in generale, posso solo dire che viviamo in una regione depressa…nel mio piccolo, registro che in Umbria, per quanto mi sforzi, produco un secco 0,0% del totale del mio fatturato professionale…secondo me i bastioli si sono adagiati nel perdurare attuale benessere, fondato però sullo sperpero delle risorse che le famiglie hanno accumulato in anni migliori…
    Un cordiale saluto

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