Federico Masciolini – L’analisi del voto in occasione delle recenti elezioni politiche.

 

Le recenti elezioni politiche ci consegnano un risultato che rappresenta senza dubbio uno spartiacque nella storia del nostro Paese.

Non so se, come racconta anche qualche autorevole commentatore, con questo voto siamo entrati o meno nella terza Repubblica, ma non ho dubbi che lo scenario che ha restituito è contraddistinto da un quadro politico totalmente rivoluzionato.

Intendo essere chiaro su un punto: ancorché nessuna forza politica o coalizione abbia i numeri per governare, questa tornata elettorale ha dei vincitori evidenti, Movimento 5 Stelle e Lega (che assume di fatto la guida della coalizione di centrodestra schiacciando in un angolo i moderati), e degli sconfitti altrettanto certi (Partito Democratico e altre forze del campo di centrosinistra).

Occorre esplicitare in maniera chiara questo aspetto perché da qui occorre ripartire. Il popolo italiano ha dato inequivocabilmente fiducia (oltre il 50% dei consensi) a 2 forze politiche ed ha confinato ad una ridotta di poco più del 20% il centro sinistra nel suo complesso definendo di fatto a chi spetta la responsabilità di assicurare un Governo al Paese e a chi il dovere di farsi da parte assicurando al sistema democratico una costruttiva opposizione nel nuovo Parlamento.

Per quanto mi riguarda questo è un concetto chiaro ed evidente già dalle primissime ore post-scrutinio. Vedo che con il passare delle ore questa sta diventando la posizione ufficiale del mio Partito e credo, onestamente, che non possa essere altrimenti.

Partito Democratico che è chiamato ad un’analisi approfondita e ad una riflessione seria sulle ragioni di una sconfitta epocale, nonché all’impostazione di un percorso in grado di ridefinire la propria identità, il proprio ruolo e la propria azione politica.

Non c’è dubbio che la parola d’ordine della campagna elettorale che si è conclusa sia stata “paura” vissuta in tutte le sue declinazioni. Paura per il contesto di crisi economica internazionale da cui (seppur timidamente) stiamo uscendo, ma che sta lasciando ancora una coda in termini di crisi occupazionale; paura per le conseguenze che l’importante fenomeno migratorio a cui è interessato il territorio italiano europeo può comportare; paura per la condizione di sicurezza delle nostre Città e delle nostre periferie; paura di vedere modificate in peggio le proprie condizioni di vita per alcuni e di non vedere mai il miglioramento delle proprie per altri.

E se i vincitori di queste elezioni sono stati particolarmente efficaci a parlare alla pancia di tanti elettori anche con promesse di provvedimenti irrealizzabili, il mio Partito ha avuto la colpa di non comprendere a pieno la portata di tali paure e di fornire risposte che, pur essendo misure indiscutibilmente utili ed attese, non sono risultati sufficienti a connettersi emotivamente con gli Italiani.

E proprio da qui occorre ripartire: ricostruire quella connessione emotiva con i nostri concittadini che, a causa della “responsabilità” del Governo da una parte e delle nostre asfittiche ed autoreferenziali discussioni interne dall’altra, abbiamo trascurato in maniera imperdonabile. In una parola occorre più politica e maggiore capacità e coraggio di rinnovamento.

 

In riferimento al risultato del voto ad Assisi, sul quale si è sperticato qualche improvvisato e autoproclamato politologo locale, il dato è molto più semplice ed immediato rispetto alle improbabili ed interessate ricostruzioni che ho letto. Facendo un confronto (l’unico sensato) con le elezioni politiche del 2013 abbiamo alcune conferme ed una novità:

la conferma che anche il sistema politico assisano si attesta fortemente tripolarizzato con il centrodestra avanti; la conferma che la coalizione di centrosinistra senza Partito Democratico non esiste; la novità che anche il centrodestra assisano diventa una coalizione a traino Lega a fronte della sostanziale emarginazione delle forze moderate; la novità che il Partito Democratico non solo (a differenza del 2013) ottiene un risultato superiore alla media nazionale, ma che per la prima volta si attesta ad un livello prossimo a quello regionale.

Se, facendo come altri analisi tecnicamente forzate, volessimo improvvisare un confronto con le elezioni amministrative del 2016, dovremmo dire che la coalizione di centrosinistra conferma a marzo 2018 (3.875) i voti assoluti del primo turno di giugno 2016 (3.847) e che questo è in netta controtendenza con ciò che accade in tutto il territorio regionale e nazionale. Ma cerchiamo di rimanere seri e per il confronto vero rimanderei tutti gli appassionati ed esperti a riconfrontarci quando avremo un dato realmente e non strumentalmente comparabile: nel 2021.

10/03/2018

Capogruppo Partito Democratico

Consiglio comunale Assisi

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